Quel simbolo della Croce Rossa, crivellato dai colpi dei Kalashnikov mafiosi, è rimasto sul parabrezza dell’A112 come un dettaglio dentro una scena di morte in tempo di pace.
Il 3 settembre 1982, a Palermo, venivano uccisi il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro. L’agente Domenico Russo, gravemente ferito nell’agguato, morì 12 giorni dopo.
Emanuela era giovane. Era la moglie del prefetto da appena cinquantaquattro giorni. Ma era anche una volontaria della Croce Rossa. Quel simbolo attaccato sul vetro apparteneva alla sua vita, alla sua scelta di stare dalla parte di chi soccorre, di chi cura, di chi prova a salvare.
La mafia non si fermò davanti a nulla: non davanti a un generale dei carabinieri diventato prefetto, non davanti a sua moglie, non davanti a un uomo della scorta. E quel piccolo segno rosso, un simbolo internazionale, rimase lì, tra i colpi, quasi a raccontare per contrasto la distanza assoluta fra chi dedica la propria vita al soccorso e chi decide di uccidere.
Dalla Chiesa era a Palermo da 100 giorni. Era stato mandato dallo Stato per affrontare il potere della mafia.
Gli esecutori sono stati condannati. Conoscere chi ha sparato non significa necessariamente conoscere tutta la storia di quel delitto.
Ed è qui che cominciano le domande più difficili.
Chi volle davvero la morte del prefetto? Quali interessi si incontrarono nella sua eliminazione? Che cosa sapeva Dalla Chiesa? Quali rapporti, quali protezioni, quali poteri si muovevano intorno a Cosa nostra? E perché lo Stato che lo aveva mandato a Palermo non riuscì a proteggerlo?
Sono domande che non cancellano le responsabilità accertate della mafia. Le rendono ancora più inquietanti.
Perché la mafia di quella notte è quella che conosciamo: i killer, le armi, la ferocia. Dietro quella strage esiste un livello ulteriore, fatto di interessi e complicità che la giustizia non è sempre riuscita a illuminare completamente.
Per questo oggi quel parabrezza non deve diventare soltanto un’immagine commemorativa.
Quel piccolo segno della Croce Rossa, sopravvissuto ai colpi, ci ricorda una cosa: quella fu una strage di cui ancora non conosciamo tutta la verità.




