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Le stelle di piccola massa per PLATO. L’astronoma Prisinzano: «Lo studio che guido permetterà di scoprire nuove terre misurando le minuscole diminuzioni di luce causate dal loro passaggio»

PLATO sarà una missione rivoluzionaria per la scienza esoplanetaria. Con un lancio previsto nel 2027 e una durata nominale di 4 anni, PLATO utilizzerà la tecnica dei transiti per identificare pianeti, inclusi quelli rocciosi, attorno a stelle situate entro circa 650 anni luce dal Sole.

Tra le stelle che verranno osservate, di grande interesse sono quelle di piccola massa, appartenenti alla classe spettrale M. Queste sono infatti le stelle più comuni nella Galassia (costituiscono circa il 75% della popolazione stellare totale) e permettono una più agevole identificazione sia di pianeti piccoli, sia di pianeti nella fascia di abitabilità.

Data la loro importanza, uno studio di preparazione alla missione PLATO, guidato dall’astronoma Loredana Prisinzano dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Palermo (nella foto di Luciana Schicchi), ha recentemente identificato e caratterizzato tutte le stelle di classe spettrale M che saranno osservate dal satellite, derivandone le proprietà e le caratteristiche fisiche fondamentali.

La figura mostra i due campi di vista che saranno monitorati da PLATO e li confronta con quelli di altre missioni per la ricerca di esopianeti: Kepler/K2 (verde), Kepler (viola), CoRoT (rosso) e la TESS Continuous Viewing Zone (giallo). Questo permette di apprezzare l’estensione del campo che sarà osservato di PLATO rispetto a quello delle missioni precedenti.

Nonostante PLATO sia una missione dedicata a scoprire pianeti attorno a stelle come il nostro Sole – commenta Loredana Prisinzano  -, nell’ambito della ricerca di pianeti come la nostra Terra, c’è un forte interesse da parte della comunità scientifica anche per le stelle M, per i vantaggi che queste hanno, nonostante siano più deboli. La Missione PLATO permetterà di scoprire nuove terre misurando le minuscole diminuzioni di luce causate dal loro passaggio. Poiché le nane rosse, così si chiamano in gergo astronomico le stelle del P4, sono notevolmente più piccole del Sole, un pianeta in transito bloccherà una frazione di luce molto maggiore rispetto a una stella di tipo solare, rendendo il segnale più profondo e facile da rilevare. Inoltre, essendo queste stelle più fredde, la loro “zona abitabile” si trova decisamente più vicina all’astro, tipicamente a 0.1-0.2 unità astronomiche di distanza. Di conseguenza, un pianeta in questa zona avrà un’orbita stretta e transiterà molto più frequentemente davanti alla sua stella, aumentando in modo significativo la probabilità di essere scoperto durante il periodo di osservazione”.

La figura sotto (cliccare qui per visualizzarla interamente) mostra i campi che saranno osservati da PLATO in toni di azzurro, dove un tono più scuro indica un tempo di esposizione maggiore. Altri campi indicati nella mappa sono quelli di Kepler/K2 (verde), Kepler (viola), CoRoT (rosso) e la zona di esposizione continua del satellite TESS (giallo). Queste regioni permettono il confronto tra l’estensione del campo che sarà osservato con PLATO rispetto a quello di altri satellite dedicati alla ricerca di esopianeti. La mappa a toni di grigio nello sfondo è ricavata dal catalogo Gaia/EDR3 considerano sorgenti con magnitudine G<13.5.

[Da https://www.facebook.com/astropa.news]

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