E’ morto il re dei centauri palermitani Santo Mancuso. Nato a Palermo il 1° gennaio 1940, è stato uno dei personaggi più iconici del motociclismo siciliano. Meccanico, pilota, preparatore, stuntman e autentico punto di riferimento per generazioni di motociclisti, ha dedicato l’intera esistenza alla sua più grande passione: le motociclette.
La sua storia inizia nel 1956, quando, ancora giovanissimo, fonda la sua prima officina meccanica. In pochi anni il suo nome diventa sinonimo di competenza, coraggio e talento. Non era soltanto un meccanico capace di risolvere qualsiasi problema: era un uomo che viveva la moto in ogni sua forma.
A renderlo celebre in tutta Palermo contribuirono anche le sue incredibili esibizioni. Era conosciuto come un autentico funambolo delle due ruote: percorreva l’intera discesa di Valdesi, a Mondello, in piedi sulla sella della propria motocicletta, lasciando senza fiato chiunque assistesse a quelle dimostrazioni di equilibrio e sangue freddo. Erano anni in cui la moto rappresentava libertà, spettacolo e coraggio, e Santo Mancuso ne incarnava perfettamente lo spirito.
Negli anni Settanta arriva la svolta della sua carriera. L’arrivo delle prime motociclette giapponesi in Italia rivoluziona il settore e Santo è tra i primissimi a comprenderne la tecnologia, intuendone le enormi potenzialità. Grazie alla sua straordinaria capacità tecnica diventa rapidamente il riferimento assoluto per i centauri di Palermo e, successivamente, di tutta la Sicilia. Chiunque cercasse prestazioni, affidabilità o una preparazione vincente sapeva di poter contare sulla sua officina.
Da questa crescita nasce la Santo Mancuso Racing, una scuderia che negli anni schiera decine di motociclette sui principali circuiti italiani, offrendo a numerosi piloti siciliani l’opportunità di confrontarsi ai massimi livelli. Tra i talenti cresciuti sotto la sua guida spicca Marco Maltacesare, originario di Casteltermini, capace di conquistare vittorie e campionati sfidando alcuni dei più grandi protagonisti del motociclismo italiano dell’epoca, tra cui Giancarlo Falappa.
La fama di Santo Mancuso supera presto i confini del mondo delle corse. Il suo carisma, la presenza scenica e le eccezionali capacità di guida lo portano anche nel mondo del cinema, dove prende parte, come stuntman motociclistico, a diverse produzioni degli anni Settanta e Ottanta, lavorando al fianco di attori del calibro di Vittorio Gassman.
Ma Santo Mancuso non è stato soltanto un pilota, un preparatore o uno stuntman. È stato un personaggio che ha segnato un’epoca nella Palermo degli anni del boom economico. Ancora oggi si racconta della leggendaria entrata al Bar Roney di via Libertà, storico ritrovo cittadino: alla guida della sua moto, seguito da un lungo corteo dei suoi fedelissimi centauri, attraversava il locale in sella, regalando una scena rimasta impressa nella memoria collettiva di chi ebbe la fortuna di viverla.
Per migliaia di appassionati, Santo Mancuso non è stato semplicemente un meccanico. È stato un maestro, un innovatore e un simbolo della cultura motociclistica siciliana. La sua officina è stata per decenni un luogo di incontro, di amicizia e di passione, dove il rombo dei motori si univa ai sogni di intere generazioni di motociclisti.
La sua storia rappresenta un pezzo importante della memoria sportiva e popolare di Palermo: quella di un uomo che ha saputo trasformare la passione in una leggenda destinata a essere ricordata.







