A New York nell’84 mi diedero l’ultimo pettorale a disposizione. Il numero 100. Non avevo nemmeno le scarpe, me le trovarono un numero più grande, me le feci andare bene. Non ero tra i favoriti, nell’82 mi ero ritirato, nell’83 invece tagliai il traguardo 27°. Faceva caldissimo, un’umidità terribile, indian summer la chiamano lì. Un gruppo andò via, quando lo ripresi vidi che in molti soffrivano, all’inizio della First Avenue decisi di tentare. Il premio era di 26 mila dollari più una Mercedes, una cifra pazzesca per me che giravo su una Fiat 127 e che in Italia al massimo portavo a casa 200 mila lire. Studiavo da fisioterapista a Ferrara, avevo appena lasciato il mio lavoro da operaio nella fabbrica di materassi di mio zio. Non feci un gran tempo, 2h 14’ 53”, le ginocchia non mi tenevano, mi fermai 6 volte, l’ultima avevo 9” di vantaggio, ma all’arrivo i secondi erano 44. Quella sera fui la terza notizia del telegiornale, subito dopo il discorso del Papa.
/Orlando Pizzolato/
Nel 1983 e nell’84 aveva vinto il Giro podistico internazionale di Castelbuono, dopo la prima vittoria del 1979, e non è cosa da poco, confermandosi uno dei più bravi maratoneti al mondo proprio nella gara della Grande Mela.




