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Daini e i cinghiali rappresentano oggi un serio problema per le Madonie e per gran parte della Sicilia. La colpa non è loro, bensì, ancora una volta, delle scelte scellerate dell’uomo

Nelle Madonie, circa quarant’anni fa, questi ungulati furono introdotti all’interno di recinti, con l’obiettivo di valutarne l’eventuale immissione nel territorio. Tuttavia, per una serie di circostanze, le recinzioni non riuscirono a contenerli e gli animali si ritrovarono liberi. Da quel momento, in un ambiente favorevole e ricco di risorse, iniziarono a nutrirsi, riprodursi e moltiplicarsi, fino a raggiungere, nel corso degli anni, numeri considerevoli.

Oggi ci troviamo ad affrontare le conseguenze di quelle decisioni. L’uomo, che allora valutò erroneamente l’introduzione di questi animali, cerca adesso di porre rimedio al problema attraverso catture e abbattimenti.

Un’impresa tutt’altro che semplice, che ci porta a riflettere su una questione fondamentale: prima di intervenire sugli equilibri naturali, bisognerebbe sempre valutare attentamente le conseguenze delle proprie scelte.

Perché, troppo spesso, è la natura a pagare il prezzo degli errori dell’uomo.

Nella foto è ritratta una femmina di daino (Dama dama), riconoscibile anche per la caratteristica coda, bianca con una striscia nera centrale. Questa particolare colorazione la distingue da quella del capriolo e del cervo. Quando il daino è a riposo o in movimento, la coda, insieme alla zona bianca circostante, forma un disegno inconfondibile, simile a un’ancora rovesciata.

Foto e testo di  Francesco Toscano

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